COME L’ALIMENTAZIONE PUÒ INFLUENZARE LA CRESCITA

L’importanza dell’alimentazione per la salute e per la crescita

L’alimentazione influenza in maniera determinante lo stato di salute di un bimbo, a cominciare dall’alimentazione seguita in gravidanza dalla mamma. In seguito, durante la fase di crescita l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale per garantire uno sviluppo psico-fisico adeguato. Gli alimenti contengono infatti, in quantità e qualità variabili, tutti i nutrienti indispensabili all’accrescimento sotto forma sia di macronutrienti - rappresentati da proteine, zuccheri e grassi -, che di  micronutrienti, rappresentati da vitamine e sali minerali.

Una dieta “sana”, oltre ad essere in grado di soddisfare tutti i bisogni del bambino, deve essere anche un fattore di protezione nei confronti di eventuali malattie che possono manifestarsi  in età adulta e, allo stesso tempo, non deve favorire lo sviluppo di condizioni cliniche caratterizzate dalla carenza di nutrienti specifici, come non deve provocare effetti negativi sulla salute dovuti all’eccessivo accumulo di nutrienti nell’organismo.

Ogni nutriente svolge funzioni specifiche nel nostro organismo, come spiegato nella seguente Tabella.

Funzioni principali dei macronutrienti e dei micronutrienti

 

Nutriente

Funzioni

Macronutrienti

 

 

Proteine

  • Entrano a far parte della struttura delle nostre cellule
  • Svolgono funzioni metaboliche, enzimatiche, immunitarie (costituiscono gli anticorpi) e ormonali

Zuccheri

  • Sono la benzina per le nostre cellule perché forniscono energia

Grassi

  • Costituiscono la maggior riserva energetica dell’organismo
  • Sono i principali componenti delle membrane cellulari, degli ormoni e delle vitamine

Micronutrienti

 

Vitamine

 

  • D
  • Formazione delle ossa
  • Stimolazione delle difese immunitarie
  • B12
  • Funzionamento del sistema nervoso
  • Formazione delle cellule del sangue

Minerali

 

  • Ferro
  • Importante per la struttura dell’emoglobina che lega l’ossigeno nei globuli rossi
  • Calcio
  • Importante per la funzione muscolare e per la formazione delle ossa
  • Iodio
  • Importante per la funzione della tiroide
  • Zinco
  • Importante per le funzioni sessuali  e per le attività cerebrali

 

La nutrizione gioca un ruolo determinante nell’accrescimento corporeo (altezza e peso) insieme ad altri fattori, come quelli genetici e quelli ormonali; tra questi ultimi, sono importanti per la crescita l'ormone della crescita (GH), gli ormoni tiroidei (T3, T4), i glucocorticoidi (come il cortisolo), gli ormoni sessuali (testosterone, estradiolo) e l'insulina.

Nella prima infanzia (0-2 anni) l’accrescimento corporeo è caratterizzato da un rapido incremento della velocità di crescita (circa 35 cm); successivamente, nella seconda infanzia (dai 3 ai 5 anni), si assiste ad una relativo calo della velocità di accrescimento (circa 20 cm), che continua anche nella terza infanzia (6-12 anni) con valore di circa 5-6 cm/anno. La velocità di crescita va incontro poi ad una fase di accelerazione durante la pubertà, quando può raggiungere i 10-12 cm/anno.

L’alimentazione permette all’organismo di assimilare e utilizzare i nutrienti allo scopo di ottenere un normale funzionamento dei vari organi e apparati e una crescita ottimale: un bambino può infatti esprimere ottimamente quanto è scritto nel proprio patrimonio genetico soltanto se viene alimentato in modo equilibrato e corretto. Un’alimentazione particolarmente povera di nutrienti può causare una riduzione dello sviluppo delle reali potenzialità di crescita ed un mancato raggiungimento dell’altezza geneticamente programmata.

Una crescita ottimale richiede anche una regolare attività fisica che, oltre a favorire il mantenimento di un peso corporeo adeguato ed una composizione corporea ideale, è in grado di migliorare lo stato dell’umore e comporta notevoli benefici all’apparato cardiovascolare e al sistema scheletrico. L’attività fisica è in grado, inoltre, di stimolare la produzione dell’ormone della crescita (GH), con risvolti positivi sull’accrescimento corporeo.

L’infanzia è una fase della vita di ogni bambino caratterizzata non solo dal bisogno di crescere, ma anche di completare la maturazione dei suoi vari organi. In questo periodo della vita la nutrizione ha un ruolo chiave nella programmazione della sua salute futura, tale da condizionarne la resistenza o la suscettibilità ad ammalarsi da adulto. Un’alimentazione scorretta può provocare danni all’organismo sia per carenze sia per eccessi nell’apporto alimentare.

 

DISTURBI DELL’ACCRESCIMENTO DA CARENZE NELL’APPORTO ALIMENTARE

Molto spesso un arresto dell’accrescimento o una scarsa crescita sono segni precoci di una malattia che, se rimossa o adeguatamente curata, può far tornare la curva di crescita ai livelli geneticamente determinati. Oltre alle cause genetiche, numerose sono le patologie che possono manifestarsi con uno scarso accrescimento; tra queste, molte sono caratterizzate da un apporto carente di nutrienti per scarsa assunzione di alimenti (cause non organiche), altre sono dovute a “condotte di eliminazione” (cioè comportamenti mirati a ridurre l’aumento di peso, come vomito auto-indotto, eccessivo uso di lassativi o di diuretici), altre ancora ad alterato assorbimento intestinale dei nutrienti (cause organiche).

 

Disturbi da carenze alimentari: cause non-organiche:

I disturbi del comportamento alimentare che insorgono in età evolutiva sono caratterizzati da comportamenti alimentari che spesso portano a malnutrizione con conseguente arresto della crescita corporea. Questi disturbi sono in aumento e tendono a colpire sempre più precocemente bambine e bambini, manifestandosi con segnali che vanno riconosciuti subito: la diagnosi precoce è infatti essenziale sia per evitare gravi conseguenze sullo sviluppo - come il ritardo di crescita - sia per il successo del percorso terapeutico.

Rientrano tra questi comportamenti alimentari le diete vegetariane, per esempio.

Le diete vegetariane sono sempre più diffuse nelle popolazioni occidentali, anche in età pediatrica: basti pensare che in Italia negli ultimi 10 anni il numero dei vegetariani è infatti cresciuto da 3 a 6 milioni.

Per dieta vegetariana s’intende la cosiddetta dieta “latto-ovo-vegetariana (LOV)” nella quale sono esclusi gli alimenti animali (carne, pesce) ma sono ammessi i derivati animali, come latte, formaggi e uova. Il termine “dieta vegana” indica invece una dieta priva di alimenti animali ma anche di tutti i derivati animali (uova, latte e derivati). La percentuale di popolazione italiana che attualmente segue una dieta vegetariana è di circa il 7%, mentre coloro che seguono una dieta vegana sono circa il 3%, percentuale però che è in forte aumento.

La dieta vegana è quella più frequentemente responsabile di gravi disturbi nutrizionali (vedi box di approfondimento qui di seguito).

 

Approfondimento: i possibili danni di diete vegetariane sullo sviluppo e sulla crescita del bambino

Le diete vegetariane, in particolare quella vegana per le sue caratteristiche di esclusività e rigidità, possono essere inadeguate a sostenere un corretto sviluppo neurologico, psicologico e mentale del bambino. I nutrienti più a rischio di insufficiente assunzione nelle diete vegetariane sono la vitamina B12, il ferro e gli acidi grassi essenziali. La vitamina B12 è difatti presente solo negli alimenti di origine animale: una sua carenza può causare anemia, rallentamento della crescita e disturbi neurologici anche gravi. I vegetariani possono essere inoltre a maggior rischio di carenza di iodio perché non consumano pesce. L’assunzione di sale iodato, consigliato per tutta la popolazione, diventa pertanto fondamentale nei ragazzi vegetariani.

 
 

I genitori devono essere consapevoli di quanto gravi possano essere, per il proprio figlio, le conseguenze di una dieta vegetariana, soprattutto se di tipo vegano; la mancanza di adeguati supplementi di vitamina B12, vitamina D, ferro, zinco, proteine e calcio, può infatti determinare scarsa crescita, rachitismo e deficit delle capacità mentali irreversibili.

 

Disturbi da carenze alimentari: cause organiche

  • Malattia celiaca: un arresto della crescita con ritardo nella crescita del peso corporeo e della statura, a prescindere che sia presente o meno una diarrea cronica, devono far sospettare che vi sia un problema di malassorbimento dei nutrienti a livello intestinale, come nel caso della malattia celiaca, che rappresenta una causa di ritardo dell’accrescimento del peso corporeo e dell’altezza più frequente rispetto al deficit di GH, e che quindi in presenza di problematiche del genere deve essere giustamente sospettata e adeguatamente diagnosticata. Se confermata l’esistenza di una malattia celiaca in atto la prescrizione di una dieta priva di glutine permette di ripristinare un’adeguata velocità di crescita del peso e della statura, con raggiungimento del bersaglio genetico (cioè dell’altezza programmata geneticamente).

 

  • Altre malattie: altre malattie dell’apparato gastrointestinale che causano una malnutrizione e possono manifestarsi con un rallentamento della crescita sono la rettocolite ulcerosa e la malattia di Crohn, che sono malattie infiammatorie croniche intestinali caratterizzate da malassorbimento dei nutrienti.

 

Altri disordini alimentari

Accanto ai disturbi più comuni esistono anche disordini alimentari più difficili da interpretare, come la difficoltà a deglutire cibi solidi e i liquidi (disfagia), la paura di soffocare senza che ci siano cause organiche  e l’alimentazione selettiva; quest’ultimo disturbo consiste nel fatto che il bambino sceglie i cibi da assumere, spesso limitandoli a 4-5 categorie alimentari. In relazione a questi comportamenti esistono “campanelli di allarme” che possono essere presenti già tra gli 8 e i 10 anni e che sono:

  • la tendenza ad isolarsi;
  • cambiamenti nel modo di mangiare, come sminuzzare il cibo in pezzettini piccolissimi;
  • il consumo lento del pasto;
  • l’esclusione di alcuni alimenti;
  • l’iperattività fisica;
  • l’assunzione di molta acqua;
  • l’uso frequente del bagno, specie dopo i pasti.

La malnutrizione provoca diverse alterazioni dell’assetto ormonale, con danni tanto più gravi quanto più precoce è l’età del paziente; queste alterazioni ormonali comportano la compromissione della crescita e dello sviluppo puberale e della statura. È importante sottolineare che la riduzione della densità ossea legata alla malnutrizione - che può raggiungere livelli di una vera e propria osteoporosi - può non risolversi completamente anche dopo il ripristino di un’alimentazione adeguata.

 

DISTURBI DELL’ACCRESCIMENTO DA APPORTO ALIMENTARE ECCESSIVO

La percentuale di bambini in sovrappeso è aumentata di quasi il 50% negli ultimi 20 anni. La statura dei bambini obesi è di solito superiore alla media normale per l’età nel corso del periodo infantile, ma prima della pubertà questo vantaggio si riduce fino ad annullarsi nel periodo del picco di crescita puberale; La statura finale del bambino obeso è quindi in linea con quella dei genitori.

Molti studi indicano che l’obesità e il rapido incremento del peso corporeo sono correlati ad uno sviluppo puberale precoce.

Rispetto alle decadi passate, si sta assistendo nelle femmine ad uno sviluppo puberale anticipato ed è ormai certo che l’alimentazione - le proteine in particolare - esercitano un effetto su questo fenomeno. Anche l’accelerazione del trend secolare dell’altezza, registrata nelle società del benessere nel corso del Novecento, è determinata dalla maggior disponibilità e dal maggior consumo di proteine di elevato valore biologico: le proteine agiscono infatti su un particolare ormone/fattore di crescita - chiamato fattore di crescita simile all’insulina di tipo 1 (IGF-1, dall’inglese Insulin-like Growth Factor 1) - che è responsabile sia della crescita in altezza che di quella in peso.

Il consumo eccessivo di carne è stato chiamato in causa come fattore in grado di facilitare l’inizio anticipato dello sviluppo puberale osservato solo nelle femmine, anche se il meccanismo non è stato ancora perfettamente chiarito. Probabilmente vi è alla base una aumentata produzione di IGF-1  stimolata dall’eccessivo consumo di proteine, sebbene non si possa escludere il ruolo di altri nutrienti presenti nella carne, come i micronutrienti (lo zinco, per esempio). Nelle carni possono essere inoltre presenti i cosiddetti “xeno-estrogeni”, cioè gli steroidi con cui sono trattati gli animali da allevamento (specie i bovini) per farli aumentare di peso in tempi più rapidi. Queste sostanze fanno parte dei cosiddetti “disregolatori endocrini”, avendo un’azione simile agli ormoni femminili  estrogeni e proprio per questo motivo sono probabilmente responsabili dell’anticipo puberale nelle bambine osservato nel corso di questi ultimi anni. Anche alcune sostanze contenute nei prodotti cosmetici possono funzionare da disregolatori endocrini e contribuire anch’esse nello sviluppo puberale precoce insieme all’eccessivo consumo alimentare della carne.

 

ALIMENTAZIONE E ADOLESCENZA

L'età dello sviluppo puberale è quella che si associa alla maggior crescita corporea e ad importanti cambiamenti ormonali e metabolici; in questa fase della vita aumenta il fabbisogno nutrizionale e quindi agli aumentati fabbisogni calorici, proteici e di micronutrienti come ferro, zinco e calcio, deve corrispondere un’alimentazione adeguata ed equilibrata. Il vantaggio di una sana alimentazione nell'adolescenza è la possibilità di prevenire le malattie dell’adulto; nell’adolescente vanno quindi incentivate le corrette abitudini, sia in termini di qualità che di varietà degli alimenti. Il regime alimentare deve tener conto anche della fragilità psicologica dell'età adolescenziale per evitare l'insorgenza di disturbi del comportamento alimentare, come anoressia (rifiuto del cibo) e bulimia (consumo eccessivo di cibo).

L'adolescente spesso non prende in considerazione i consigli alimentari della famiglia; inoltre i ragazzi di oggi consumano spesso pasti “fast-food” fuori casa. È quindi difficile intervenire sulle scelte alimentari se non si è “seminato” bene nell'età infantile, facendo sviluppare già in età infantile il gusto per la varietà dei cibi e soprattutto per alcune categorie di alimenti come i vegetali, la frutta, gli zuccheri integrali, i legumi e il pesce. Anche la scelta vegetariana, sempre più diffusa tra gli adolescenti, può essere accettabile solo se è possibile una supervisione da parte dei genitori, che dovranno vigilare sulla completezza della dieta per evitare l’insorgere di stati carenziali.

Da tenere presente inoltre che in età adolescenziale le scelte vegetariane possono mascherare un disturbo del comportamento alimentare. Anche se la maggioranza degli adolescenti vegetariani non presenta un disturbo del comportamento alimentare, vi sono segnalazioni di un legame tra scelte vegetariane e questo tipo di disturbi. Negli adolescenti vegetariani andrebbero attentamente controllati gli apporti di ferro, iodio, vitamina D e B12. Bisogna fare attenzione, soprattutto nelle ragazze, al fenomeno delle diete “fai da te”: la preoccupazione di essere sovrappeso e il confronto con modelli di corpo femminile “non realistici” possono infatti portare a restrizioni alimentari eccessive, con effetti negativi sullo sviluppo e sulla crescita.

Vi è infine la possibilità che si sviluppino comportamenti ossessivi nei confronti del cibo che possono aprire le porte a disturbi del comportamento alimentare. Un’eccessiva selettività nella scelta dei componenti dei pasti, l’ossessione per i cibi biologici o naturali e il controllo dell'apporto nutrizionale sono tutti segnali che andrebbero esaminati con attenzione perché potrebbero nascondere un bisogno di “controllo” sul proprio corpo. Anche una dieta completamente sregolata, con abuso di junk food e talvolta anche di alcolici, deve essere percepita dai genitori come un segnale di allarme o di disagio nell’adolescente.

Autori: G. Municchi, Clinica Pediatrica, Università degli Studi di Siena

Fonti bibliografiche

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